Articolo: NYPD vs OWS (ita)


NYPD vs OWS: fiori vs manganelli
28 aprile 2012 (ALIAS, inserto de IL MANIFESTO)

La repressione che il NYPD (dipartimento di polizia di New York) attua nei confronti del movimento Occupy Wall Street é ininterrotta e crescente.
Incurante di decine di telecamere e streamers attorno, la polizia arresta quotidianamente un numero sempre crescente di pacifici manifestanti, spesso senza avere un valido motivo per farlo. Basta una rapida ricerca su youtube per trovare centinaia di episodi. (…)
E la tensione sta crescendo con l’avvicinarsi del Primo Maggio, giorno nel quale gli Occupiers, assieme ai sindacati, stanno organizzando il secondo sciopero generale statunitense dal 1946: un evento storico. Gli arresti pare che servano non solo a intimidire manifestanti e simpatizzanti, ma anche a impoverire le già povere casse del movimento cosicche’ non ci siano i fondi necessari per l’organizzazione dell’evento.
Sono rientrata in Italia da pochi giorni dopo 3 mesi trascorsi a fianco degli occupiers sui quali sto realizzando un documentario; ho vissuto la repressione del 17 Marzo, quando, in occasione della giornata di festa per i 6 mesi trascorsi dall’occupazione, siamo stati cacciati senza motivo da Zuccotti Plaza, decine di persone sono state assalite, picchiate e arrestate, una donna la cui unica colpa era quella di essere nel parco, seduta e pacifica, se ne é andata via in ambulanza dopo un’attesa per l’ossigeno sbattuta sul marciapiede, le persone arrestate sono state ammucchiate in mezzo alla strada a faccia a terra manette dietro la schiena e sono state portate via con un bus del servizio pubblico, giornalisti sono stati arrestati per il semplice fatto di stare facendo il loro lavoro, e se io ne sono uscita indenne lo devo solo al mio angelo custode Eric: un occupier la cui unica preoccupazione durante tutta la giornata (e per tutti i giorni a seguire) é stata quella di stare alle mie spalle per trascinarmi via in caso di pericolo. Dove pericolo vuol dire non solo essere arrestata senza assolutamente alcuna motivazione, ma essere caricata da 8-10 poliziotti, malmenata a mani nude e con manganelli o caricata con le transenne di ferro che il NYPD usa in gran numero per delimitare le aree dei loro interventi, tenendo così lontano gli altri manifestanti, giornalisti, telecamere, cellulari, diritti di cronaca e diritti umani.
Intimidazioni e soprusi ce n’erano stati anche i giorni precedenti: gente arrestata perché cantava, o per essere seduta in un parco dove é legittimo essere seduti, o per offrire un fiore a un poliziotto, o per indicare a un poliziotto -con semaforo pedonale verde- la strada che avrebbe preso la marcia, o…
Io sono stata pedinata per una settimana, per il semplice fatto di essere una filmmaker interessata a un’udienza in tribunale rigurdante un occupier. Sono stata seguita, registrata e fotografata giorno e notte, per strada, in metropolitana, nei bar, ristoranti. Hanno cercato di intimidirmi e all’inizio ci sono riusciti: stavo per ritornare in Italia. Ero preoccupata soprattutto per la NDAA (National Defense Authorization Act: una legge per l’autorizzazione e il finanziamento della Difesa Nazionale) che da quest’anno permette negli Stati Uniti la detenzione militare a tempo indeterminato e senza processo, applicando la legge di guerra al territorio americano. Firmata da premio Nobel per la pace Barack Obama, presumo nel tentativo di passare inosservato, il 31 dicembre 2011.
Questa legge prevede che se sei semplicemente sospettato di essere in qualche modo legato ad attività terroristiche (e il termine “terroristico” é estremamente vago e non si sa esattamente cosa comprenda. Nelson Mandela per esempio é stato rimosso dalla lista di terroristi solo nel 2008) o se sei so¬spettato di belligeranza contro il governo (senza che questo termine sia meglio definito ) puoi essere arrestato, detenuto e deportato, senza che nessuno sappia dove sei, senza diritto a un avvocato né a un tribunale. Semplicemente scompari fino a fine del conflitto, e se il conflitto é col terrorismo, dubito che esisterà mai una data nella quale si dichiarerà la fine delle ostilità. E questo vale sia per cittadini americani che per stranieri.
Questa legge, unita alla costruzione di nuovi c¬ampi di detenzione negli Stati Uniti e al rimodernamento di altri, unita all’aggressivo atteggiamento del NYPD, unita alla linea politica del governo che continua a sfornare leggi affinché sia praticamente impossibile protestare, unita al fatto di essere pedinata senza tregua, mi ha letteralmente paralizzata per 3 giorni, nei quali ho anche smesso di filmare e di farmi vedere a Zuccotti Plaza.
E se la paura mi é passata, se non sono scappata in Italia, se al contrario ho prolungato il mio soggiorno di 40 giorni, é stato proprio grazie agli occupiers e alla loro contagiosa forza ed energia.
Due infatti sono state le cose che più’ mi hanno colpito in questi 90 giorni di occupazione: la repressione della polizia, e la reazione degli occupiers. E quest’ultima é stata il vero miracolo.
Non ho mai visto il movimento indebolirsi, o accettare passivamente, ma al contrario l’ho visto crescere sempre di più sia dal punto di vista della determinazione che numericamente. E mi ha dato un grande esempio concreto di come si possa reagire pacificamente ad una repressione. Come? Smascherandone la stupidità, rendendola pubblica, ridicolizzandone le azioni, cantando la canzone del “male” di Guerre stellari quando centinaia di poliziotti ogni notte si schierano in linea per chiudere il parco di Union Square con transenne, parlando coi poliziotti schierati, chiedendo loro se questo é il mondo che voglio costruire, che vogliono lasciare ai loro figli: un mondo dove sei arrestato se canti, un mondo dove l’essere umano é meno importante dei soldi, un mondo dove pacifici manifestanti vengono picchiati e arrestati, una società che sta distruggendo il nostro pianeta, che contamina il cibo, che fa guerre per motivi economici, che non ti assiste se stai male, che vive sulla pelle delle persone. Per giorni, mesi, ininterrottamente ho visto pacifici manifestanti che venivano pestati e arrestati quotidianamente, non desistere. Continuare a cercare un dialogo, una comunicazione tra essere umani.
E ho visto poliziotti indecisi, con gli occhi spalancati a g¬¬uardarsi attorno, a ascoltare, a porsi delle domande. In mezzo ad altri con lo sguardo fisso nel vuoto e masticanti chewing gum, ci sono quelli che iniziano ad avere dei dubbi.
Ho visto un Capitano del NYPD in pensione (Captain Ray Lewis) che é stato arrestato per disobbedienza civile, che va alle marce e in piazza con appuntata sulla divisa la spilla con la scritta “Occupy”. L’ho visto in ogni marcia contro la repressione della polizia, parlare sul palco, rilasciare interviste, ringraziare chi lo ringraziava per essere li’ (“Sono io che ringrazio te. Senza di voi nulla di questo sarebbe possibile”).
Gli occupy non mollano. Perché’ credono in quello che fanno, perché non sono corruttibili, perché’ sono profondamente convinti che non esista altra alternativa se non cambiare questo sistema nel quale viviamo.
A seconda della giornata e dell’evento, possono esserci 30 o 2000 persone, di età, cultura, etnia, religione differente. Ogni azione e ogni espressione pacifica é ben accetta. Ho visto allontanare una carica della polizia con la meditazione, fiori contro manganelli, canzoni contro barricate. E finora, hanno sempre vinto loro. Gli occupiers.
E anche questa repressione così cieca e crescente di giorno in giorno, non fa che mostrare il terrore del potere nei confronti di questo variegatissimo gruppo di pacifisti. Il terrore del contagio di questa forza ed energia che aleggia ovunque essi siano presenti.
Da qui, guardando le repressioni degli ultimi giorni in internet, il mio primissimo istinto é stato la voglia di ripagare con la stessa moneta. Cosa che non mi é quasi mai successa mentre ero a New York. Perché quando sei con gli occupiers, la loro energia contagiosa sdrammatizza la situazione, sfoga la rabbia e la frustrazione con balli,con abbracci, con canti (Uno: noi siamo il popolo – Due: noi siamo uniti – Tre: quest’occupazione non se ne va) e le voci crescono col crescere delle provocazioni, e la solidarietà aumenta più aumenta la repressione, e la conferma della loro forza é data proprio dalla paura che il sistema sta mostrando nei loro confronti.
Sono rientrata in Italia perché il mio visto era scaduto. Ma vorrei tornare e montare il documentario li. Il sistema dei visti americano mi impedisce di rientrare subito, e sto cercando di avere un visto giornalistico, questa volte. Ci riusciro? O mi verra impedito il rientro negli Stati Uniti in quanto ospite indesiderato, semplicemente perché ho esercitato il mio diritto di cronaca?
Non importa. Anche questa volta gli occupiers hanno vinto: comunque vada il mio cuore oramai é stato “occupato”. (Chiara Cavallazzi)
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